(Gl.C.) I lavori alla materna di Polverara, che permetteranno di accogliere un centinaio di iscritti, risolvendo la cronica mancanza di spazi per il I anno, sono iniziati. «Perché ristrutturando la scuola già 3 anni fa - critica dall'opposizione Marta Melina -non si è tenuto conto della crescita demografica? Perché non permettere agli anticipatari di iscriversi al nido in costruzione con una convenzione?». «Le normative sugli standard per la ricettività cambiano continuamente - replica il sindaco, Sabrina Rampin - I posti oggi per i quattro anticipatari esclusi ci sarebbero, introducendo le sezioni miste. Al nido invece pagherebbero rette comunque più alte».
Riguardo a questo problema dei bimbi anticipatari mi preme spiegare meglio il mio pensiero che credo, vista la risposta del sindaco, sia stato travisato o non compreso bene.
Nel post “All’asilo in un altro paese….” ho espresso il mio punto di vista sulla decisione dell’amministrazione comunale di risolvere la questione rimettendo mano alla scuola materna, con nuovi lavori, per aumentare la capienza dell’edificio.
E’ un dato di fatto, non una critica, che è il terzo anno consecutivo che si spendono soldi sull’asilo senza alla fine poter risolvere in maniera immediata le necessità delle famiglie (quattro sono i bimbi i cui genitori hanno “battagliato” perché i figli fossero accolti alla scuola materna, ma mi preme ricordare, ancora una volta, che gli aventi diritto quest’anno all’anticipo, per legge, sarebbero tutti quelli nati entro il 30 aprile 2010).
Per quanto riguarda specificatamente le normative sugli standard per la ricettività delle scuole, è vero, come afferma il sindaco, che sono cambiate prevedendo però, un aumento del numero di alunni per classe (come anche nella scuola primaria e secondaria), e indicando quindi dei nuovi parametri che confliggono, tra l’altro, con alcune vecchie norme di edilizia scolastica ancora vigenti (ad es. il D.M. 18 dicembre 1975 che stabilisce i parametri spaziali minimi a disposizione di ogni persona presente nei locali scolastici, o il D.M. 26 agosto 1992 che stabilisce il limite massimo di persone presenti in aula per garantire la sicurezza in caso di incendi, ecc.).
Certamente visto l’aumento delle nascite nel nostro paese è indubbia la necessità di progettare degli interventi che prevedano la possibilità di accogliere più bimbi ma, visto anche il periodo economico sfavorevole e le limitate risorse che il comune possiede, perché non concentrarsi, al momento, sul completamento del nido in costruzione, per il quale si sono stanziati da poco nuovi soldi?
Questo era il mio suggerimento, volto a dare risposta immediata alle richieste delle famiglie dei bimbi anticipatari e non solo, anche di quei genitori che non hanno trovato posto per i loro figli in altri nidi privati.
Non è vero poi che al nido pagherebbero rette comunque più alte, come afferma il sindaco: non se viene stabilita, come avevo già specificato nel post precedente, un’apposita convenzione per gli anticipatari.
Questa idea, forse, non è stata colta bene e mi preme rispiegarla in modo più esplicito.
Il comune che dà in gestione ad un altro ente (cooperativa, associazione, società, ecc.) un un servizio può stabilire egli stesso quali sono i criteri del servizio richiesto (potrebbe farlo addirittura nel bando di gara!). L’accordo-convenzione (volendo anche temporaneo) con chi gestirà la struttura potrebbe così prevedere l’accoglienza al nido di quei bimbi anticipatari che non trovano posto all’asilo, alle stesse condizioni economiche della scuola statale.
Volendo si può fare!
Invece, ripeto quanto già detto perché questi sono i fatti, i lavori per il nido sono fermi (mentre si fanno ripartire alla scuola materna) e nel frattempo le mamme iscrivono i loro figli fuori paese, con il rischio poi che, anche nei prossimi anni, continuino a mantenerli iscritti fuori.
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