da "Il Gazzettino di Padova" del 23 ottobre 2009:
Il rischio idraulico tiene nella morsa i Comuni della Saccisica. Ormai è accertato: l’ipotesi di un’alluvione come quella che ha devastato il territorio nel 1966 non è così remota. I sindaci devono correre ai ripari anche se l’unica soluzione sarebbe quella di tornare indietro nel tempo e rivedere la politica "del cemento" che ha urbanizzato la zona rendendo impermeabile il terreno. Ieri primi cittadini e amministratori si sono riuniti per fare il punto della situazione dopo l’ultima precipitazione del 16 settembre che, solo nel capoluogo, ha provocato danni per oltre 500 mila euro.
«Tre sono gli interventi volti a favorire lo scarico a valle di cui si sente la necessità - ha esordito il sindaco di Piove di Sacco Alessandro Marcolin - La realizzazione della quarta canna nelle botti a sifone di Corte, l’attuazione di un impianto idrovoro di emergenza sempre a Corte e il potenziamento dell’idrovora di Cambroso. Solo per questo, servirebbero dieci milioni di euro da parte degli enti preposti».
Per capire la fragilità del territorio bastano poche nozioni: il 16 settembre nella Saccisica sono caduti uniformemente 150-170 millimetri di pioggia. Il sistema idrico della zona riesce a smaltirne 50, dopodiché collassa.
Parallelamente alle grandi opere, i sindaci hanno proposto una serie di interventi minori e più rapidi da realizzare ma altrettanto utili: creare delle aree ribassate di allagamento temporaneo dove far confluire l’acqua in caso di necessità; sensibilizzare le aziende agricole sulla funzione sociale dei fossi, che vanno tenuti puliti e scavati; ricalibrare i corsi d’acqua; attuare aree di espansione controllata.
Un plauso da tutti gli amministratori è stato fatto alla Protezione civile, che con uomini e mezzi a disposizione ha lavorato ininterrottamente per limitare i disagi. (Federica Bertaggia)
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